Isopensione: cos’è, di cosa si tratta, ecco tutte le informazioni

L’agevolazione per l’uscita anticipata è un mezzo che permette ai lavoratori interessati da un eccesso di personale di andare in pensione sette anni prima. Anche nel 2024 sarà possibile accedere a questa agevolazione fino al 2026 (e non più fino al 2023) per coloro che raggiungono i requisiti minimi per la pensione entro sette anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. In questa guida, vi spiegheremo cosa comporta questa agevolazione, chi ne ha diritto, come funziona e se conviene sia ai lavoratori che ai datori di lavoro.

COS’È L’USCITA ANTICIPATA
L’uscita anticipata è un beneficio che viene offerto ai lavoratori dipendenti in caso di eccesso di personale. I datori di lavoro con più di quindici dipendenti possono stipulare accordi con i rappresentanti sindacali aziendali per incentivare i lavoratori più anziani ad andare in pensione in anticipo. Possono accedere a questa agevolazione i lavoratori interessati da un eccesso di personale che mancano al massimo sette anni alla pensione. Questa misura è stata introdotta dalla Legge 92 del 28 giugno 2012 (nota come Legge Fornero) e inizialmente permetteva un’uscita dal lavoro con quattro anni di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici (circa 67 anni), ma è stata estesa a sette anni con la Legge di Bilancio del 2018. Successivamente, la Legge di Bilancio del 2021 ha prorogato la possibilità di accedere a questa agevolazione fino al 2023, termine poi sostituito con il 2026 grazie al Decreto Milleproroghe del 2023 convertito in legge (articolo 9, comma 5-bis). La Circolare n. 119 del 01-08-2013 regola in modo generale questa misura, mentre le regole aggiornate al 2022-2023 sono state fornite nel messaggio INPS n. 2216 del 27-05-2022.

REQUISITI
Possono richiedere l’uscita anticipata i datori di lavoro, anche quelli non imprenditori, appartenenti a qualsiasi settore di attività, che hanno mediamente più di quindici dipendenti. Il requisito occupazionale deve essere calcolato prendendo in considerazione il semestre precedente la stipula dell’accordo, incluso il periodo di sospensione dell’attività e le sospensioni stagionali. Per le aziende di nuova costituzione, il requisito dimensionale deve essere determinato in base ai mesi di attività se inferiori al semestre. Sono inclusi tutti i lavoratori, compresi i dirigenti e i lavoratori a domicilio, ad eccezione degli apprendisti e dei lavoratori con contratto di reinserimento. Hanno diritto all’uscita anticipata, secondo quanto stabilito dall’articolo 4 della Legge 92 del 28 giugno 2012 e le sue modifiche successive, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che soddisfano specifici requisiti. Per accedere a questo beneficio, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato devono avere i requisiti minimi contributivi e anagrafici necessari per ottenere la pensione (di vecchiaia o anticipata) entro sette anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Anche i dirigenti in esubero dopo un processo di riduzione del personale concluso con un accordo firmato da una associazione sindacale per la stipula di un contratto collettivo di lavoro della categoria possono beneficiare di questo beneficio.

COME FUNZIONA L’USCITA ANTICIPATA
Ma come viene applicato questo strumento per l’uscita anticipata? L’uscita anticipata è un beneficio pensato per le aziende con più di quindici dipendenti che si trovano in difficoltà. In pratica, invece di licenziare il personale in esubero, il datore di lavoro può accompagnare verso la pensione sette anni prima i lavoratori che soddisfano i requisiti necessari. L’azienda paga agli interessati l’assegno chiamato “uscita anticipata” o “assegno per l’esodo”. Per usufruire dell’uscita anticipata si seguono questi passaggi:
– L’azienda deve stipulare preventivamente un accordo per l’esodo con i sindacati e depositarlo presso l’INPS;
– Allo stesso tempo, l’azienda deve presentare una fidejussione bancaria che garantisca il pagamento degli assegni ai dipendenti.

Per restare aggiornati seguiteci sul nostro canale telegram. E anche su WhatsApp, iscriviti da qui.
Studia online e Supera il Concorso pubblico che devi affrontare , SCOPRI DI PIÙ.

Nell’accordo preliminare all’uscita anticipata devono essere specificate le seguenti informazioni:
– La situazione dell’eccesso di personale;
– Il numero dei dipendenti in esubero;
– La scadenza entro cui deve essere completato il programma di esodo.

Una volta firmato l’accordo quadro, i lavoratori possono scegliere se aderire o meno all’uscita anticipata. L’accordo può anche essere raggiunto nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo prevista dalla Legge 223 del 1991. L’accordo aziendale diventa efficace dopo la validazione dell’INPS, che fornisce al datore di lavoro un prospetto con le informazioni sul costo mensile stimato del programma annuale di esodo per la stipula della fidejussione bancaria.
L’INPS è quindi responsabile del pagamento mensile dell’assegno ai lavoratori e dell’effettuazione e attestazione delle ritenute fiscali. Le aziende devono pagare ai lavoratori un assegno pari all’importo della pensione per tutto il periodo dell’esodo, per tredici mensilità.
Più precisamente, il datore di lavoro deve trasferire all’INPS i fondi necessari per pagare l’assegno dell’esodo e i contributi relativi al periodo dell’uscita anticipata. Per garantire il pagamento, l’azienda presenta all’INPS una fidejussione e, quindi, se l’Istituto dovesse insolventarsi, potrà richiedere il pagamento delle quote al garante.

VANTAGGI DELL’USCITA ANTICIPATA
Grazie a questa misura, i lavoratori che desiderano andare in pensione prima possono farlo con l’aiuto del datore di lavoro.
Allo stesso tempo, l’uscita anticipata è vantaggiosa per le aziende che si trovano in momenti difficili perché invece di licenziare un dipendente lo accompagnano verso la pensione sette anni prima ed erogano a proprie spese l’assegno corrispondente all’importo della pensione (chiamato “uscita anticipata”).

IMPORTO DELL’ASSEGNO
L’importo dell’accoglienza anticipata viene calcolato come la pensione alla data della cessazione del rapporto di lavoro. La prestazione viene erogata in tredici rate mensili anticipate a partire dal primo giorno del mese successivo alla data della cessazione del rapporto di lavoro. L’importo mensile corrisponde alla pensione teorica secondo le normative vigenti. La prestazione è soggetta alla tassazione ordinaria. È importante notare che il diritto a questa prestazione è alternativo all’indennità di disoccupazione poiché le aziende sono esentate dal versare il contributo aziendale per il licenziamento noto come ticket NASpI o ticket licenziamento.

Dalla quota di previdenza, tuttavia, ci sono delle informazioni da “escludere”. Il trattamento, infatti, è sempre un po’ più basso di quanto il lavoratore riceverà alla fine del periodo di uscita. Per avere un’idea di quanto si perde con la previdenza, per il calcolo dell’assegno di esodo del personale è necessario sapere che:
– l’importo non include il contributo correlato che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di uscita;
– sull’importo della prestazione non viene applicata l’adeguamento automatico, non sono previsti i trattamenti familiari e non possono essere effettuati pagamenti per obblighi (ad esempio, per il quinto dello stipendio o mutui).
Inoltre, l’assegno di esodo non è reversibile. In caso di morte del beneficiario, ai superstiti viene pagata la pensione indiretta, secondo le norme ordinarie, tenendo conto anche del contributo figurativo correlato versato a favore del lavoratore durante il periodo di erogazione della prestazione.
CONVIENE LA PREVIDENZA?
La previdenza conviene ai lavoratori coinvolti perché possono accedere alla pensione 7 anni prima, ricevono un assegno uguale all’importo pensionistico fino al raggiungimento dei requisiti per andare in pensione, vengono riconosciuti i contributi previdenziali e anche la tredicesima. Gli unici svantaggi per i lavoratori sono la rinuncia all’adequamento della pensione (cioè l’aumento dell’importo pensionistico legato all’inflazione) e ai possibili trattamenti per il nucleo familiare, se previsti.
La previdenza conviene alle aziende se sono interessate a favorire il ricambio generazionale, perché permette di mandare in pensione 7 anni prima lavoratori “anziani” per lasciare spazio ai giovani che nello stesso ruolo potrebbero garantire una maggiore produttività e un impulso all’innovazione. Per le aziende, la previdenza non è conveniente in termini di costi perché il datore di lavoro deve “mantenere” un lavoratore per 7 anni pagando l’importo pensionistico, i contributi previdenziali e anche la tredicesima.
La valutazione aziendale dei vantaggi e degli svantaggi della previdenza è spesso strettamente legata al tipo di lavoro, pensiamo ad esempio alla differenza di produttività tra un muratore o un manovale “anziano” e uno giovane. Un lavoratore giovane è sicuramente più produttivo. Inoltre, una persona anziana potrebbe ammalarsi spesso e rallentare la produttività.
Come alternativa alla previdenza, l’azienda può valutare il contratto di espansione che risulta più conveniente in termini di costi.
ESEMPIO
Un recente esempio delle procedure di previdenza in Italia è quello approvato per i dipendenti Vodafone nell’estate del 2023, riguardante una procedura di eccedenza avviata dall’azienda nel marzo precedente, coinvolgendo oltre 1000 dipendenti.
L’accordo prevede un pacchetto di incentivi significativo per chi accetta il licenziamento anticipato, inclusi vantaggi per la pensione anticipata e altre concessioni. Tra le altre cose, quindi, l’accordo prevede l’utilizzo della previdenza. In questo caso, Vodafone ha garantito un periodo di “scivolo” di 5 anni, con due finestre di uscita entro dicembre 2023 e marzo 2024, coinvolgendo circa 50 persone e riconoscendo un incentivo di 3000 euro per ogni anno di previdenza.
DECORRENZA E DURATA
La prestazione di esodo viene liquidata dal mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro indipendentemente dalla data di presentazione della domanda. Tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della prestazione non deve esserci soluzione continuità.
FINO A QUANDO VIENE PAGATA LA PREVIDENZA
Il pagamento della previdenza cessa alla scadenza del tempo di uscita precedentemente concordato e inserito nell’accordo aziendale depositato all’INPS. Non è prevista la trasformazione automatica in pensione. L’interessato deve quindi presentare in tempo utile la domanda di pensione.
Inoltre, il titolare della prestazione può anticipare la scadenza della previdenza presentando domanda per qualsiasi altro trattamento pensionistico alternativo rispetto a quello verso cui l’esodo è stato finalizzato. Ad esempio, può chiedere l’accesso all’Opzione donna o alla pensione Quota 103.
SCADENZA ACCESSO ALLA PREVIDENZA
Come accennato, grazie a quanto introdotto dal Decreto Milleproroghe del 2023 convertito in Legge, gli aventi diritto possono richiedere l’accesso alla previdenza fino al 31 dicembre 2026 e non fino al 31 dicembre 2023 (come stabilito precedentemente dalla Legge di Bilancio del 2021). Pertanto, questa misura è attiva anche nel 2024.
QUANDO PRESENTARE DOMANDA DI PREVIDENZA
Per richiedere la previdenza, il datore di lavoro deve innanzitutto presentare alla sede INPS dove adempie ai propri obblighi contributivi la richiesta di accesso alle procedure automatizzate di gestione della prestazione. A tal fine deve compilare il modulo SC77 (Pdf 114 kb), che deve includere i seguenti dati:
– il programma annuale d’esodo;
– l’elenco dei lavoratori interessati;
– il relativo accordo aziendale.

COME PRESENTARE LA DOMANDA PER LA PREVIDENZA
Dopo la comunicazione dell’accettazione della garanzia fideiussoria da parte del datore di lavoro, questi presenta alla sede INPS competente (residenza del lavoratore o polo se esiste) le domande di prestazione per ogni lavoratore.
La domanda di prestazione della previdenza, firmata dal lavoratore e dal legale rappresentante dell’azienda, deve essere redatta utilizzando questo modulo AP97 (che potete scaricare da questa pagina).

RIFERIMENTI LEGALI E PRATICHE
– Legge 28 giugno 2012 n.92 (Legge Fornero)
– Legge di Bilancio del 2018 (Pdf 791 Kb)
– Legge di Bilancio del 2021 (Pdf 4 Mb)
– Testo integrale (Pdf 2,14 Mb) del Decreto Milleproroghe convertito in Legge
– Circolare INPS n.119 del 01-08-2013
-Messaggio INPS n.2216 del 27-05-2022

Lascia una risposta